Fregio per Divisa del Battaglione “Volontari di Sardegna – Giovanni Maria Angioy”
Questo fregio riproduce l’insegna utilizzata dai militari del Battaglione “Volontari di Sardegna – Giovanni Maria Angioy”, reparto costituito nell’autunno del 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre, con volontari provenienti principalmente dalla Sardegna e inquadrato nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana.
Il battaglione nacque dal raggruppamento di numerosi militari sardi rimasti senza reparto dopo il crollo dell’esercito italiano. Circa un migliaio di uomini scelse di arruolarsi nelle nuove forze armate della RSI, formando l’organico del reparto che prese il nome dal patriota sardo Giovanni Maria Angioy, figura storica della rivolta antifeudale sarda del 1796.
Il reparto fu inizialmente organizzato e addestrato con armamento standard dell’esercito italiano dell’epoca, tra cui fucili Carcano Mod. 91, mitra Beretta e mitragliatrici Breda, e successivamente trasferito in area operativa nel Litorale Adriatico, tra Venezia Giulia e Istria. In questa zona operò all’interno della Zona d’Operazioni del Litorale Adriatico (OZAK), sotto coordinamento italo-tedesco.
Il fregio di reparto costituiva uno degli elementi più caratteristici dell’uniforme. L’insegna era composta da un fascio littorio posto su due coltelli sardi “pattadesi” incrociati, tipico coltello a serramanico della tradizione isolana, sormontati da un teschio. Questo simbolo riuniva elementi dell’iconografia fascista con riferimenti alla cultura e alle armi tradizionali della Sardegna.
Il battaglione ebbe una vita operativa relativamente breve. Nel corso del 1944 parte dei suoi uomini venne impiegata anche in missioni informative e operazioni clandestine in Sardegna, mentre il reparto fu progressivamente ridimensionato fino allo scioglimento nel febbraio 1944, con il personale distribuito ad altri reparti della RSI o internato temporaneamente in campi militari.
Il fregio con teschio e pattadesi incrociate rimane uno dei distintivi più riconoscibili tra quelli utilizzati dai reparti di volontari regionali italiani durante la fase finale della Seconda guerra mondiale.